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sabato 3 maggio 2014

Femminile plurale. Le donne scrivono le Marche



Il 29 di Aprile, presso la Sala Mercede della Camera dei Deputati a Roma, è stata presentata l’Antologia “Femminile plurale. Le donne scrivono le Marche”  Vydia  Editore, Montecassiano (MC).


Un evento discreto, all’interno del grande Palazzo Marini, che ha visto avvicendarsi  l’On. Irene Manzi, la scrittrice Cristina Babino (curatrice e autrice del volume), Luca Bartoli (Editore), Alessandro Seri (poeta e direttore editoriale) a presentare il lavoro di diciassette scrittrici marchigiane che raccontano le Marche, viste sotto il profilo dell’attualità e della storia.
“Dal racconto alla prosa d’arte, dal saggio breve alla scrittura della contemporaneità, per un progetto corale che interpreta un territorio tra bellezze e ferite, ne indaga le eredità culturali ed artistiche, unisce il vissuto e la memoria allo slancio verso il futuro.”




Erano presenti alcune autrici (Allì Caracciolo, Maria Lenti, Enrica Loggi, Caterina Morgantini, Natalia Paci, Anuska Pambianchi, Daniela Simoni e Eleonora Tamburrini),  che hanno illustrato i loro saggi davanti a una platea attenta e compresa.
L’atmosfera, nel cuore di una Roma pluriaffollata e vorticante per gli eventi civili e religiosi contemporanei, era quella raccolta e quasi pudica dell’evento culturale, per un libro assolutamente originale, una voce forte della nostra Regione, la somma di più proposte e prospettive artistiche che tendono a imporsi col carattere tipico della marchigianità:  terra di confine ma anche eco profonda della poliformità della Nazione, nella riservatezza e nello slancio, nel pudore e nel senso profondo e originario del suo peculiare  valore.


Propongo un estratto dal capitolo “Crivelli e la grazia del Piceno” scritto da me.

"Aspetto con incalzante tremore-curiosità-suspence la vista del Trittico di Montefiore dell’Aso. Aspetto da Crivelli una sorta di ultima parola, un segno definitivo, un’aureola su questo nostro tempo sospeso a dialogare con la sua povertà. I cammini pittorici di Carlo hanno disegnato nel mio paesaggio interiore la fantasia dell’arabesco, come la storia di un amore perfetto in una corolla di umane vicissitudini.
Il mio viaggio prosegue lontano dalla costa, in un interno che è come un altro modo di stare nella vita, un trapassato remoto  ancora vivo in strade che arrancano sui colli, rasentano aspre vegetazioni, si sporgono su visioni di paesaggi che invitano a una pace. Un sogno fatto di verde cupo percorre queste valli, dove il torrente Menocchia scorre tra follie di pioppi, in un’ansa piccola dov’è silenzio anche il suo mormorio… La strada prosegue nella pianura come in una barca fra colli e paesi irti come prue, crocchi di case intorno ad una chiesa ferma da secoli a guardarsi intorno. Sono immersa e  invasa, dal moto dei tornanti che improvvisamente amplificano il cammino e si smarriscono in labirinti d’erbe selvagge, piccole rupi abitate da cortei di alberi, lontano il mare come uno specchio azzurro, in quest’ora del giorno in cui le piccole alture vedono inarcarsi i raggi di sole rimasti alla giornata.
Il museo si raggiunge attraverso strade antiche, strette        che scendono dalla piazza principale, e immergono in un tempo distante, colore dei vecchi mattoni che vestono le case, tra selciati e piante di fiori vicine alle porte, al  silenzio in cui si va penetrando lentamente.
Sono sola davanti al capolavoro. L’immagine della Maddalena prende tutta la mia attenzione: una meraviglia inaudita.
Nella piccola stanza dal soffitto a capriate, c’è solo un sedile lungo dove mi appoggio sopraffatta da uno stupore  che è come la nebbia disturbata di un ricordo. Aspettavo quest’incontro, perché Lei mi raccontasse di sè qualcosa di ancora sconosciuto. Eccola nel suo millenario silenzio, parlare a chi guarda con l’occhio del profilo sinistro che sembra colto in fallo, smarrito nel disegno perfetto di tutta la testa bionda cerchiata da una coroncina di perle  che scendono sulla fronte, sotto un velo che aleggia sul fiotto dei capelli. Il volto è chiuso in una domanda, che è un invito, un richiamo  a seguire la sua scia ineffabile..."

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Indice del volume

Introduzione. Una regione al femminile plurale
di Cristina Babino
Dentro un orizzonte di colline e altre prose
di Franca Mancinelli
Cruna e cammello. Il canto di Ancona
di Maria Angela Bedini
Garden Party
di Lucia Tancredi
Sforzacosta. Il lager dimenticato
di Caterina Morgantini
La casa delle iris
di Maria Grazia Maiorino
Ci vogliono solo dieci minuti
di Alessandra Carnaroli
La violenza di genere nelle Marche e l’arte di comunicare
di Cristina Babino
Il distretto culturale evoluto “Urbino e il Montefeltro”. Realizzare l’ideale
di Anuska Pambianchi
Sbarcare il lunario
di Natalia Paci
Viaggi minimi con Luigi Di Ruscio
di Luana Trapè
Dolores Prato. Il paesaggio che accade
di Eleonora Tamburrini
Scataglini legge “Tre circostanze”
di Elena Frontaloni
In mezzo sta il gatto (Lotto, me e altro)
di Renata Morresi
Crivelli e la grazia del Piceno
di Enrica Loggi
Osvaldo e Nanny. L’amore di una vita e oltre
di Daniela Simoni
Operetta morale.
Dialogo di un attore di teatro e di un passeggere
di Allì Caracciolo
Indizi di consistenza
di Maria Lenti

Il libro è disponibile presso le migliori librerie della Regione, e on line su:  http://www.vydia.it/

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