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sabato 5 maggio 2012

Enrica Loggi : "... A UNA RIMA DI VENTO", il nuovo libro di poesie


Dalla Prefazione, di Franco Manescalchi:

Enrica Loggi trova la sua genesi in ambito ontologico, a partire dalla musicalità che caratterizza da sempre il poièin e da un felice metaforismo che sposta il discorso dal piano della recherche letteraria a un naturale “trovare” la forma nel segno di una profonda “gestualità” dove parola e immagine si incontrano.
La poetessa coglie così il movimento armonico del verso sul limite dell’ascolto: “e studierò quel limite che vuole / immergersi nei tuoi piccoli versi” con lievi mutamenti di senso “e canterò la luce del tuo dire / nel mio precipitevole disire”, cosicché alla fine, mentre una rima di vento fa germogliare la vita, il vento di una rima dà voce al “racconto” poetico.
Traducendo, la Loggi è una poetessa raffinatissima, tanto che la sua “lettera scrive una montagna”, mentre custodisce “speranze ignote…/che un piccione aveva scritte sul collare".
“Figure” così, iridescenti, sono il frutto di una grazia segreta, coltivata nel silenzio, sono il frutto di letture fatte proprie fino ad una “diversa” elaborazione, fino ad un personalissimo “sogno d’oro”, affidato a un foglio su cui “c’era scritta la tua voce” e a primavere che “hanno vissuto i fiori inconsapevoli”.
Non si deve tuttavia pensare la Loggi come una poetessa neolirica, ma intesa a esprimere il massimo di verità col massimo di pudore, come accade quando chi scrive conosce alla perfezione la differenza che esiste fra comunicazione e espressione. 
                  
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Veniamo qui per confonderci col vento
ascoltare questo sciabordio perpetuo
e le ombre che s'allungano nel sole
segnano il tempo di tornare via.
Invece resto in questo essere tardi
di cui mi parlano briciole di senso
vicino a corpi che s'arrendono
alle propaggini estreme della luce.

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I giorni durano e patisce
quella misura dolce della vita
che gli anni custodivano l’un l’altro
donandosi gli assidui arrivederci.
Questa luce che lotta per uscire
dalle notti che immergono la casa
nella distante musica, il ronzio
delle stanze dove ha vissuto
la nostra giovane commedia,
la luce quotidiana che sventa
i silenzi e le trame
ultime dei sogni
è il nostro abitare il tempo
respirandone il faticoso amore.

*
Mi piace l’aria che circonda
l’albero che ondeggia
le ombre giganti della passeggiata
e tu che parli con le onde.
L’estate è andata.
La stagione che incede e che c’ingombra
arriva a noi da vaste lontananze
riporta foglie a sfiorare gli argini
e grandi lumi che velano il mondo
come una notte breve che balena
mentre vegliamo accanto al nostro sogno.

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RECENSIONI

"Il tempo della poesia" - di Michela Solimando

"La discrezione delle parole" - di Anna Elisa De Gregorio
http://www.filidaquilone.it/num028degregorio.html


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