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martedì 25 marzo 2008

Enrica Loggi, da "Vasto era il mare"



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Sul vascello calò la notte intera
e dormirono accanto i marinai.
Le onde tacquero sulle fiancate,
lontano, il giorno, come una campana.
Il cielo era caduto sulla tolda
come una pietra, le sartie bucavano
l'aria indistinta delle stelle, i lumi
attizzavano il sonno, gravitava
sulla barca il silenzio come l'oro.
Quella notte, due spanne di terra
sotto un mare di tavola salmastra,
scese una luna a spicchi, come un'ostia
su ciascuno di loro.
Se venne il giorno, non si aprì la vela
nè si mossero i remi, si dormiva
o si sognava solo che la luna
scendesse sulla tolda, nella serra
dei corpi che la barca dondolava.
Nessuno, me compreso, scese a terra.

*

Nel mattino di spighe la luce apriva le porte:
abbondanza di cielo nel risvolto dei giorni
e ginestre.
Il silenzio arrivò come un arco:
nel cielo interamente musicale
qualche strumento rappezzava un grigioperla.
Traspariva l'attesa,
scolorava l'evento della luce.

*

Ogni cosa che vive, tace
a suo modo
e il pensiero che esiste
è un silenzio.
Lo specchio
è la notte.

*

1 commento:

Anonimo ha detto...

brava !